giovedì 23 novembre 2017

uno vorrebbe essere superiore
alle sue sorti e alle perdizioni
dignitosamente seccarsi, chinare il testone da girasole
uno fra tanti nelle distese di qui
che non frutta raccoglierli,
uno vorrebbe essere spigolato
con lo stesso movimento per il vetro fino
sul pavimento
uno non vorrebbe disfarsi
a sfuriate di vento, cadere in strada, rendersi ridicolo
sbattere, tornare tutto da aggiustare
uno vorrebbe ogni tanto
una semplicità in amore
nel bene muoversi sciolto
persino capovolto
parlare buffo
e poi anche esagerato
ma essere assodato, un mobilio che porti nel presente
dal passato
anche tacere, si vorrebbe,
e dirsi le cose come prendendosi per mano.

mercoledì 22 novembre 2017

la vita
ora è un titolo di coda
una bibliografia scarna
non abbiamo più nomi capitali
né memoria dei capelli
ma ricordi di fermate
di madri puntiformi, confuse con lampioni,
ora che caliamo nelle terre
e guardiamo le case dal retro
pare di non esserci mai addormentate
sul serio
di avere palpebre di ferro
e udito parole franate
voraci, alluvionate;
andiamo, andiamo
trasognate
di aver arredato stanze
anticipato l'amore
rifatto il giorno e poi un altro uguale
combaciando a forza l'angolo
andiamo confrontando
il sole con il nuvolo
il reparto del supermercato
riassumendo l'unico capito
le paure senza accento,
andiamo
soffochiamo l'acuto.




lunedì 20 novembre 2017

Castiglioncello, settembre 2014

sabato 18 novembre 2017

nelle case
in confezione matrimoniale
non ci sono zerbini parlanti
e il suo è il più educato
tra i negletti spellati
ci stanno i miei due piedi
solo in piedi
e talvolta c'è il gatto
che sa bussare
e parlicchiare miagolando
chiediamo di entrare
ci sediamo senza spostare
la sedia, non troppo,
come chi ha un altro appuntamento
inventato
come la parola appartamento
che non apparta nulla
e la bambina si sente benissimo
mentre nello scatolone di sotto
grida un dolore prima che sia sferrato.
sulla donna che è la sua livida culla.
mi ricorderò di te
così, di netto, un coppo caduto
sull'ingresso
risparmiata dal caso secco
mentre esco
dal punto
al bianco.


la prestanza psico fisica
e la mano, la mano cinerea, lontana 
da qualsiasi occorrenza di lavoro,
persino da un piccolo taglio longitudinale
coordinata di creatura terrestre
tra il pollice e l'anulare.

*

l'assol dato

*

alla nascita
la concessione del bianco
lo sposalizio
del muro con lapis immaginario,
la cura delle lenzuola
così
chiusa tra te e me sola.

*

bambina mia
fatti capanna.




venerdì 17 novembre 2017

come si possa pensare alla dignità umana di chicchesia se nel reparto di Osservazione intensiva ci sono una ventina di letti stipati, in un camerone mischiati i moribondi con chi ha un osso rotto o è stato appena tirato fuori da lamiere di un'auto, come un tonno, non c'è aria solo un caldo stagnante di male, di gente che non si può alzare, bere, mangiare, lavare, persone vecchissime lasciate a morire, nemmeno velate da queste tendire color urina che restano tutte aperte o svolazzano di passaggio in passaggio di medici che hanno perso la trebisonda e il conto delle ferite e dei malanni, dei dati delle analisi, di quante, di come, di dove, di chi, e sempre pare esserci quel signore anziano in canottiera di lana come usava tra i contadini, beggiolina, a spalla larga, con l'occhio infossato e opaco che batte il suo bastone sul linoelum e guarda nel niente, si alza per bisogno e si tira dietro i fili neri e rossi della flebo, si blocca quando finisce la lunghezza, si blocca come una ricamatrice, stupito, incredulo, così torna a sedersi sul bordo del letto, a suonare quel ritmo sul pavimento, e ognuno è altrove, canticchia o si ricorda una barzelletta o continua i suoi chiacchiericci con mezzo sorrisetto di estraneità al tutto, sopravvivenza, sopravvivenza per cosa, come, quanto, vorrei introdurre d'ordine il silenzio, un pensiero per volta, non sentire la nuora che parla del bollito e spartisce come un generale femminile, nel suo ruolo eterno, il taglio del muscolo e il cotechino, poi si riprende un attimo, in questo luogo penoso, per dire al figlio mentre preme un tasto sul telefono,
cammina dritto
cammina dritto
e il ragazzino non si stupisce che la madre non lo abbia visto
e risponde
cammino dritto, senza enfasi, così se ne vanno, se ne vanno.