venerdì 25 maggio 2018

la pianura è un luogo basato sulla luminescenza, come quella che vibra sul mare in piena estate dopo giorni di sole, la pianura è fondata sulla cecità a lungo andare ed è spezzata, talvolta, dai venti da nord che portano le cime delle montagne a portata di mano, le nevi come fresche a rotolare nei fiumi, sbiancandoli addosso ai piloni dei ponti, schiumando e nettando le cornici delle case.

*

non vedi me, non mi senti
come un coriandolo
che è già settembre
e nemmeno la mano
persiste nell'arrotolare, nel picchiettare il cielo (...)

giovedì 24 maggio 2018

il passato ha grandi sorprese:
ritornano le rondini
ma non c'è la trave piatta
dove si spalancavano le notti
di aprile,
pareva di lavorare insieme
nel via vai del costruire
e fingendo di niente si andava a far bilanci
se arrivassero tutte
che nessuna mancasse
di ficcare l'impasto
biancastro, trattenuto in volo
come correre in un posto
per il nascere
dentro
che il nascere è tutto spiumato.

mercoledì 23 maggio 2018

ti faccio bella, mi diceva:
mi pettinava per ore;
buona buona, di schiena, in piedi sulla sedia
non osavo oppormi ai suoi nodi che non conoscevo, 
mi scendevano lacrime lunghe fino ai ginocchi;
ogni tanto mi curava annusandomi
invisibili gelsomini
fiorituri
dalle sue mani
ai miei primi bulbi.


(2015)
Philip Roth



Rimane il fatto che, in ogni modo, capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.


Spesso la vedevo salire su un motorino, aggrappata a un ragazzo qualsiasi del quartiere, gli occhi duri e i capelli pieni di gel. Mi diceva, ci vediamo dopo, e quando tornava era sempre sola e sempre a piedi. Sapevo che era felice di trovarmi ancora lì, piegata su un libro, come quelle sacerdotesse che restavano giorno e notte in preghiera perché il mondo non cadesse. Srotolavamo una girella di liquerizia e la masticavamo dai due estremi.

Giuliana Altamura da Quello che hai amato

martedì 22 maggio 2018

Questa è una storia che parla di nascita. Nessuno ricorda il momento in cui è nato. Il principio delle cose è sempre molto complesso. Una volta una scrittrice di fantascienza della costa atlantica sostenne di ricordare la propria nascita. Quando era bambina, aveva pensato che fosse aperta una porta che non lo era ed era corsa a tutta velocità contro una lastra di vetro. La versione bambina della scrittrice di fantascienza era rimasta sanguinante sul patio di cemento, non sapeva ancora che parte della sua coscia se n’era andata per sempre, come la coscia di Zeus, dove il dio del lampo aveva cucito suo figlio Dioniso per poi partorirlo. Nella bambina si ruppe qualcosa, qualcosa che aveva a che fare con l’esperienza e la memoria.

Catherynne M. Valente da Le visionarie, Not edizioni